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Anno zero per il Locara del presidente Bignotto, di mister Cavedon e del diesse Omar Rossetto



Il club della frazione alle porte di San Bonifacio, nato nel 1967, rinasce sotto la guida del nuovo presidente Natalino Lucio Bignotto, successore di Mario Frigotto, sì, il fratello di colui al quale sono stati intestati gli impianti sportivi dei biancazzurri. Ma, l’arrivo del nuovo tycon (imprenditore, classe 1960, che opera per le vicine e vicentine concerie) coincide anche con la conclusione naturale, fisiologica del lungo e, perché anche fruttuoso, matrimonio (si è raggiunto la Prima categoria) con mister Carlo Danieli (ora al servizio del vicino Gazzolo 2014) e con la ratifica del nuovo idillio con mister Daniele Cavedon, agente di commercio che ben conosce le realtà calcistiche dell’estremo Est veronese e del primo confine con quelle vicentine. Prima che nascessero gli attuali impianti sportivi, ci raccontano gli storici del territorio, la zona era preda di corsi e risorgive, lambiti dai fiumi Chiampo ed Alpone, le quali favorivano l’allevamento e il pullulare delle oche: da qui, l’etimo Locara, e la vecchia Occaria (zona invasa dai timidi quanto intelligenti volatili, ricordate la Roma salvata dallo starnazzare delle oche?), prevedeva fino a buona parte del Medioevo casupole – “casoti” – innalzati sull’acqua da palafitte uguali a quelle costruite a Venezia e in laguna nei presi dei fiumi. La retrocessione patìta l’anno scorso ha dato una forte spallata alla dirigenza e ad alcuni quadri societari, a partire dall’avvicendamento Bignotto-Frigotto, al cambio tecnico Cavedòn-Danieli e all’arrivo di un diesse esperto di anni consumati a San Giovanni Ilarione, Omar Rossetto.


Lucio Bignotto, ex calciatore, ruolo centrocampista offensivo, ha accettato il nuovo incarico proclamandosi un continuatore del credo che ha animato sempre la società, ossia l’impronta di sodalizio-famiglia: “Sono Consigliere da parecchi anni e non desidero che si cambi né rotta né si distorca la filosofia che ha innervato, improntato in tutti questui anni il Locara Calcio. Che registra un incremento del suoi vivaio e del movimento in generale, pari oggi a circa 150 tesserati, tutti concorrenti nei vari Tornei indetti dal C.R.V. Figc-Lnd di Marghera. Con me, collaborano figure storiche, elementi che considerano oramai da anni come una seconda famiglia il Locara, e mi riferisco a Raffaele Pugliani, a Stefano Simioni, allo stesso ex presidente Mario Frigotto, ai Consiglieri Adriano Freato, a Pozza, ad Alberto Zonìn e a Cristian Genova”. L’arrivo del diesse di Omar Rossetto ha portato mister e giocatori nuovi: “Quando sono arrivato, la “rosa” della Prima squadra retrocessa contemplava soltanto 4-5 giocatori della cosidetta “vecchia guardia”, quali il capitano, classe 1993, Christopher Basso, Mattia Stenco (1991), Riccardo Magrinelli, Marco Zamberlàn ed Enricio Bellini. La società mi ha chiesto di far crescere la Prima squadra, dando spazio a qualche buon elemento del nostro Settore Giovanile. Non è facile in questo lembo di terra fare calcio, in quanto stretti da una valida concorrenza non solo di dialetto veronese, ma pure vicentino”.

Infatti, la società Locara ha messo a disposizione delle leve più giovani due pullmini al fine di garantire la tratta Locara, che so, Lonigo, Gambellara, Sarego. “Non solo” precisa Rossetto, con vicino a lui il figlio Andrea, portiere dei ragazzi 2014 dell’U.S.D. San Giovanni Ilarione, “ma può anche contare su una cinquantina di volontari. Per esempio, la baita in cui stiamo cenando, è stata costruita dalla maggior parte dei Consiglieri ancora oggi presenti nel Direttivo, e costituisce un vanto per la società, che offre la cena alla squadra una volta alla settimana, terminata la seduta atletica”. E, la sera in cui siamo stati invitati – giovedì 18 dicembre – le brave cuoche Susanna e Bianca hanno cucinato risotto con funghi, ruote di fesa di vitello con patate arrosto, più le classiche fette di Pandoro e Panettone, porte mentre andava in onda la ricca lotteria interna. Per mister Cavedon, “l’Illasi resta la squadra da battere, ma, la corsa-scudetto interessa anche Provese e San Martino Giovani. Noi? Dobbiamo prima staccare il biglietto-salvezza, e poi provare a toglierci delle possibili soddisfazioni. Della società, mi ha colpito la semplicità del gruppo, la serenità dell’ambiente e il fatto che atleti di provenienza di sodalizi diversi si sono subito affiatati”.

 
 
 

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